mercoledì 25 marzo 2015

PRESENTAZIONE"LA LEGGENDARIA GUERRIERA"- AUTRICE AURORA BALLARIN

1) PRESENTAZIONE DELL'AUTRICE AURORA BALLARIN DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Buongiorno a tutti :)
Inizio con il presentarmi...
Il mio nome è Aurora e scrivo praticamente da...sempre direi :D
Nonostante abbia iniziato a inventare storie fin da bambina, la svolta è arrivata al liceo grazie a due professori per cui ho nutrito (e continuo a nutrire) profonda stima.
Sono stati loro a spingermi a studiare e approfondire la parte tecnica di questa mia grande passione.
Se devo parlarvi di me come lettrice: amo i classici (con un occhio di riguardo a Dante e Boccaccio) e adoro l'epic fantasy anche se alla fine devo ammettere che leggo tutto XD
Se vi parlo come autrice invece: sono un'eterna sognatrice :) (e forse è per questo che scrivo perlopiù storie di genere fantastico) amo la storia e non escludo la possibilità di provare a scrivere uno romanzo storico in futuro ^_^
Nei prossimi tre giorni sarò io a farvi compagnia (e anche a rompere un po'...diciamola tutta XD ) e lo farò insieme ai miei figli di carta e inchiostro.
In queste settantadue ore vi parlerò di lei; della mia Ainwen (mi sentirete sempre chiamarla Wen) e della sua storia.
E inizio fin da subito lasciandovi la sinossi di “Rinascita di una dea”, primo volume della trilogia fantasy “La Leggendaria Guerriera”
Venezia 1896
Ainwen Carnelio, giovane rampolla di una delle famiglie più in vista della città, non ha mai capito la ragione del suo strano aspetto.
Cresciuta da un ammiraglio, che l'ha addestrata all'arte della spada fin da bambina e da una madre insolitamente attenta a farle apprendere la magia, la giovane passa le sue giornate divisa tra due realtà: quella diurna, la vita apparentemente normale di una ragazza della sua età; e quella notturna tra duelli, visioni di cui non conosce il significato e incubi che infestano le sue notti.
Tutto evolve all'improvviso il giorno in cui conosce il nuovo istitutore, Barahir. Un uomo enigmatico, di una bellezza unica e fin troppo interessato a lei.
Con il suo arrivo le visioni aumentano, facendosi via via più terrificanti.
Ogni volta che i loro sguardi si incrociano è come se lei vivesse l'esistenza di un'altra persona.
La mente viene travolta da ricordi non suoi e perfino la vita arriva quasi a non appartenerle più, confondendosi con quella di un'altra donna di cui a malapena conosce il nome.
Fino a quando, spossata nell'animo e nelle carni decide di voler sbrogliare la matassa dei misteri di tutta una vita.
Solo un nome dalla sua parte. Un unico fievole indizio a ricollegare ogni sua visione: Urwen.
Il nome della dea degli elfi.
Il nome della donna che, cinquecento anni prima salvò il mondo dall'apocalisse...
Questa ricerca la porterà a riscoprire il suo passato e un destino dannato, da cui non potrà scappare. Una guerra spietata l’attende alle porte del suo domani.
Una battaglia insensata e crudele da cui dipenderà non solo la sua salvezza ma anche il destino di chi ama e del mondo che Urwen, prima di lei, era stata chiamata a proteggere.
Vecchi legami la richiameranno all’esistenza che ancora in fasce aveva gettato alle spalle e dalle stesse ceneri del dolore che comporterà la conoscenza del futuro che l’attende, dovrà ricostruire non solo un mondo, evitandone la fine, ma anche e soprattutto la sua stessa vita…


 
 
 
 
 
 
 
2) PRESENTAZIONE DELL'AUTRICE AURORA BALLARIN DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Cari Lettori Stellari eccomi di nuovo qui!
Dopo aver rotto il ghiaccio con il primo post, ora è il momento di farvi conoscere il mondo in cui si svolge l'avventura della mia piccola Wen.
In “Rinascita di una dea” l'ambientazione sovrana è senz'ombra di dubbio Venezia.
Una Venezia di fine 1800 in cui i cittadini si sono lasciati alle spalle l'antica Serenissima per entrare in un regno d'Italia in cui, ben presto, sarebbero scoppiate due grandi guerre.
E su questo sfondo prende vita la storia di Wen, una ragazza molto particolare con un passato così terribile e devastante che, da esso, dipenderà non solo il futuro di Venezia ma anche del regno di cui è inconsapevole principessa.
Per ora vi lascio un piccolo estratto...a chi va di fare un giro in gondola con la mia piccola?
“Niccolò era in piedi su una gondola: indossava un paio di pantaloni larghi e una casacca semplice, ma di fattura pregiata, lasciata per metà aperta.
Appena l'amica fu alla sua portata, la prese per i fianchi e la fece scivolare lentamente in barca, ma un piede messo in fallo, sulla lunga gonna, le fece perdere l'equilibrio. L'afferrò tenendola stretta a sé.
- Devi stare attenta - disse il giovane con tono ironico e sorridendo aggiunse: - Per fortuna c'ero io a salvarti. -
Con un gesto dolce ma sicuro la fece accomodare sul divanetto della gondola, sedendosi al suo fianco.
- Hai qualche preferenza su dove andare, Wen? - le chiese mentre erano uno al fianco dell'altra. - Io avrei un'idea, ti fidi? -
Ainwen si mise a ridere.
-Perché, ho scelta? - ribatté.
- Ovvio che no - le rispose. - Sarà un pomeriggio memorabile, vedrai...- le promise sorridendo.
Poi si voltò verso il gondoliere: - Bepi, 'ndemo - E la gondola iniziò a muoversi.
Partirono lasciandosi cullare dolcemente dalle acque del Canal Grande che, quel giorno, era placido e calmo.
La facciata della Basilica della Salute s'aprì silenziosa ai loro sguardi, con i suoi marmi, tanto bianchi da accecare chi li guardava, sormontati dalla cupola, ai cui lati s'innalzavano silenti statue che, immobili, sembravano fissare con occhio indagatore la giovane coppia che solcava lentamente le acque.
Tutto attorno a loro, la quiete di una città che sotto la calura non si era ancora del tutto risvegliata.
La gondola continuò a scivolare giù, lungo il Canale...
Ad accompagnare il loro viaggio i palazzi che s'affacciavano sull'acqua, raccontando gli sfarzi degli ultimi cinquecento anni di quella città.
Non era strano, infatti, trovare un palazzo di recente costruzione, affiancato a uno altrettanto sfarzoso di un paio di secoli prima e quell'arte così variegata rifletteva l'indole della città che l'aveva accolta, l'antica Serenissima, dove la gente di ogni provenienza che faceva tappa per i propri commerci, assieme alle mercanzie aveva portato un qualcosa che aveva creato, nel tempo, quella città così cosmopolita e sfavillante.
Passarono sotto il ponte dell'Accademia; la struttura solida li coprì per un attimo dai raggi del sole con il suo immenso corpo in ferro. Sopra la gente camminava tranquilla e ciarliera.
La gondola, quasi improvvisamente, virò a destra imboccando il canale di San Trovaso, poco distante, e appena entrati, le case si chiusero attorno a loro. Anche l'ombra non tardò ad arrivare e divenne la regina incontrastata, rimandando sui due giovani e sul gondoliere una dolce frescura in grado di rilassare i muscoli e la mente.
Il rumore dell'acqua, che scivolava sotto la gondola, echeggiava intorno a loro mentre il remo scricchiolava ritmicamente nell'incavo della forcola.
Niccolò guardò Ainwen, sollevato dal sorriso che le illuminava il volto e pensando che dopotutto, almeno in quel momento, l'amica aveva la mente sgombra dalle angosce e dalle paure che le attanagliavano il cuore.
Verso la fine della strettoia, dopo aver osservato alcune vecchine uscire da una chiesa, il gondoliere salutò con un'alzata di remo gli operai dello squero Tramontin che avevano costruito la gondola che portava e percorse gli ultimi dieci metri del canale che lo separavano da quello più grande chiamato della Giudecca.
- Signorin Niccolò... ghe 'semo quasi - annunciò.
La gondola si fermò sulla riva, a non più di qualche metro di distanza dall'ultimo dei nove portali dei Magazzini dei Sali e mentre Bepi teneva ferma l'imbarcazione alla riva, Niccolò aiutava l'amica a scendere sulla fondamenta.
- Grazie, Bepi - lo salutò Ainwen una volta sulla riva. - A dopo. -”







3) PRESENTAZIONE DELL'AUTRICE AURORA BALLARIN DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Ciao Stelline
Ritornando al discorso “ambientazioni”, Rinascita di una dea oltre che a Venezia, vede ampliare la sua storia a Virvel...il regno degli elfi....
Su questa città ci sarebbe tanto da dire, a partire dal fatto che quella in cui si snoda il racconto non è la vera Virvel ma solo una ricostruzione.
L'originale infatti è stata distrutta da Firion che ne ha poi fatto il suo regno.
Questa ambientazione è puramente fantastica ma (piccola curiosità) ha una fonte d'ispirazione: ovvero il Montenegro mentre, per quanto riguarda Fùrnel (la foresta che circonda e protegge la reggia degli elfi)...beh, diciamo che c'è un qualcosina della Foresta Nera :)
Ma perché il Montenegro?
No, non è una scelta casuale. Come avrete senz'altro notata amo la mia città e la sua storia. E il Montenegro era uno degli antichi possedimenti della Serenissima.
Detto questo vi lascio con un piccolo estratto grazie a cui vi presento il castello del re degli elfi...

“I tre camminarono a lungo, sorpassando in poco tempo quelle prime e piccole casupole in legno, incontrate all'entrata della città, fino a giungere alla piazzetta che Ainwen aveva già intravisto.
Da là, una larga strada in lieve salita conduceva a un ampio prato di erba smeraldina, ancora bagnata dalla rugiada di quel primo mattino appena sorto, che trasformava i verdi steli in mille diamanti.
Proprio al centro di quel mare verde s'innalzava il palazzo reale; anch'esso sembrava vivere di una luce propria.
Era un manufatto che a lei sembrava di aver già visto: infatti l'ampia balconata al primo piano e il porticato profondo al pian terreno le ricordavano un po' i palazzi della sua Venezia.
Per non parlare della facciata, decorata da una splendida intarsiatura in marmo bianco che sembrava splendere sotto quel sole appena nato.
E poi, il colpo di genio. Ciò che contraddistingueva quel castello da tutto ciò che Ainwen aveva mai visto fino a quel momento.
Ai lati del tetto, alla fine delle merlature, ancorati ai pinnacoli in marmo, due meravigliosi draghi in bronzo spiccavano giganteschi e inquietanti.
Dalle fauci aperte sgorgavano fiamme d'acqua, raccolte a terra da due piccoli torrenti che bagnavano tutta la città in segno di abbondanza. Era un simbolo di vita e forza, di guerra e pace al tempo stesso.
Giunti davanti al porticato di quell'opera di sublime bellezza, Bor si fermò e voltandosi verso il re e la sorella s'inchinò ancora una volta. Ma i suoi ossequi, ora, erano rivolti solo alla giovane donna”






4) PRESENTAZIONE DELL'AUTRICE AURORA BALLARIN DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Buon pomeriggio Stelline!

 Eccomi di nuovo qui a parlarvi del mio romanzo :) e questa volta vorrei presentarvi proprio lei: la “piccola” Ainwen!
E inizio a presentarvela con questo piccolo estratto:
“Ainwen si spostò verso l'immenso armadio nella sua stanza e prese un abito tra i tanti che affollavano il suo guardaroba. Non era una ragazza che badasse molto a cosa indossava; al contrario, quando poteva vestiva abiti piuttosto mascolini: pantaloni e giacca in panno pesante erano i suoi preferiti, con quelli non sentiva alcuna costrizione e i suoi movimenti erano più fluidi di quanto non fossero quando era avvolta in quei sette o otto chili di stoffa ingombrante.
Si vestì rapidamente stringendo il busto quel quanto bastava per non impedirle di respirare e s'infilò l'abito.
Era un vestito di seta azzurro adornato da qualche tulle qui e là.
La linea era semplice e sinuosa, come voleva la moda di quel tempo, così diversa da quella di qualche anno prima che tra sottogonne pizzi e merletti ostentati, faceva apparire le ragazze simili a uova di Pasqua.
Si spostò ancora sedendosi davanti alla toeletta che copriva buona parte della parete vicino alla finestra. Il legno scuro era lucido e liscio, sembrava perfino di potercisi specchiare.
Chiuse un cassetto e alzò il volto verso il grande specchio; ciò che le rispose fu l'immagine di una giovane donna.
Molti le dicevano che era carina, ma lei non si era mai ritenuta tale. Gli occhi dello stesso colore delle foglie a primavera erano l'unica parte di sé che le piacesse anche se a volte le sembravano troppo grandi se confrontati con il naso piccolo e lievemente all'insù.
Le labbra rosate e carnose s'aprirono a un sorriso rivolto a Marie riflessa, come lei, nello specchio.
La giovane domestica le si era avvicinata e senza badare alle proteste dell'amica aveva iniziato a pettinarle la lunga chioma color ebano che le circondava il magro volto: - Hai dei bellissimi capelli, Ainwen. Sembrano seta. Mi piacerebbe sapere come fai ad averli così belli con tutto quello che combini. -
Risero entrambe, la spazzola si muoveva lenta tra i capelli da cui non tardarono a fare capolino due piccole orecchie a punta.
Ainwen le sfiorò stancamente come faceva ogni mattina, sperando che sparissero.
Ecco cosa la contraddistingueva dalle altre ragazze della sua età.
Quelle orecchie che lei tanto odiava, così simili a quelle degli sconosciuti stranieri d'oltremare che giungevano fino alla sua città per vendere le proprie merci in campo San Polo.
In fin dei conti, Ainwen poteva ritenersi un po' veneziana e un po' straniera.”
Wen, oltre ad avere quel piccolo particolare (le orecchie) a contraddistinguerla dalle giovani nobildonne veneziane, ha anche un carattere molto determinato e diretto. E sarà questo a darle la forza di affrontare l'oscuro futuro che l'attende quando incontrerà LUI...Firion...
Il suo eterno nemico, ma anche il più intimo e antico legame che ha con il suo destino.
Nel prossimo post vi presenterò proprio lui, ma per ora vi saluto lasciandovi anche una card!




5) PRESENTAZIONE DELL'AUTRICE AURORA BALLARIN DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Stelline, vi ho mai detto che la mia Wen mi ha fatto viaggiare?
Ehm, ora mi chiederete cosa intendo con le parole “mi ha fatto viaggiare”...ebbene, esattamente quello che ho detto.
Grazie ad Ainwen ho avuto modo di visitare alcune città del nord Italia (qualche presentazione qua e là), ma non solo...la mia piccola mi ha portata anche a Sanremo....
Nella luccicante Sanremo del festival.
Ma che c'entra Wen? Beh, devo tutto a lei.
Un po' per caso e un po' per gioco ho partecipato al concorso “Casa Sanremo Writers”, una kermesse letteraria legata al festival.
Mai mi sarei aspettata di arrivare fin là...e invece la mia piccola mi ha portato dritta in finale. E la sensazione è stata bellissima: il viaggio (anche se un po' difficoltoso per i ritardi dei treni), il giro in città...e ovviamente la presentazione.
Parlare del mio romanzo in quello studio è stato tremendo e bellissimo al tempo stesso. Ero imbarazzatissima ma i conduttori, gentili e disponibili, sono riusciti a mettermi a mio agio.
E volta tranquillizzata beh...parlare della mia piccola è stato facile.
Ecco, questa piccola intervista (e grande traguardo personale) vorrei farvela vedere...


 



6) PRESENTAZIONE DELL'AUTRICE AURORA BALLARIN DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Buongiorno Stelline :)
Eccoci arrivati a questo terzo e ultimo giorno insieme <3 ...
Anche questa mattina sono qui con voi per presentarvi uno dei personaggi della storia.
Oggi, come promesso, ho deciso di dar spazio a lui: al mio Firion.
Parto subito col dire che lui, nonostante mi abbia fatto penare non poco nella realizzazione, resterà per sempre uno dei personaggi a cui sono più affezionata.
Firion è un personaggio enigmatico, scaltro e estremamente autoritario; il vero guerriero insomma.
E sarà proprio lui a far scoprire ad Ainwen le sue origini e il destino che l'attende...

“Gli occhi di Urwen caddero sul signore di quella guerra senza fine: nulla più di un elfo, esattamente quello che era anche lei.
Scosse il capo con forza in un vano tentativo di tenere a freno i ricordi, ma quelli, inesorabili e spietati, le tornavano alla mente ogni qualvolta i loro sguardi si incrociavano.
Osservando i pochi tratti del viso che trasparivano dai lunghi capelli neri, quasi non lo riconobbe.
Il signore di quell'armata distruttiva era suo cugino Firion, ma oramai non aveva più nulla dell'essere che lei aveva amato come e più di un fratello.
Al suo posto ora vi era solo un cinico demone, pronto a ghermire la vita sua e di tutta la gente disperata che stava guidando alla pace.
Chiuse gli occhi e per un istante rivide l'immagine del cugino così come lei lo ricordava.
I capelli dorati, riccioluti ad incorniciare il volto appena squadrato e gli occhi limpidi, verdi, dello stesso colore di quella natura di cui lei era la custode.
E il sorriso, quell'espressione dolce e rassicurante, quasi indescrivibile a parole che solo a lei concedeva.
Non c'era più nulla di tutto questo; troppi gli anni, troppe le battaglie e troppe le vite che erano state spezzate da quei tempi felici e ormai lontani.
Aveva sperato fino all'ultimo di poterlo giustificare e quindi perdonare.
Ma ora no. Ora il gesto compiuto era troppo grave anche per il suo perdono...”




7) PRESENTAZIONE DELL'AUTRICE AURORA BALLARIN DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Stelline, sono di nuovo qui a farvi compagnia (o a rompere...a voi la scelta XD )
In questo settimo post volevo parlarvi di un altro gentleman, ovvero il mio Niccolò.
“Si sentì chiamare da una voce maschile e, indugiando un attimo, si guardò attorno in cerca di chi avesse pronunciato il suo nome. Quando si voltò, alle sue spalle vide un ragazzo della sua stessa età.
Gli abiti classici dell'epoca indossati di malavoglia e risistemati come piaceva a lui: il gilet chiaro completamente aperto, la camicia bianca che spuntava dai pantaloni a tubo neri e al collo una cravatta a righe rosse, lasciata un po' larga.
Ainwen sospirò. Probabilmente lo avrebbero ripreso anche quella mattina per l'abbigliamento, ma tanto era inutile, non imparava mai.
Il ragazzo le s'avvicinò. Era alto due spanne più di lei e dagli abiti spuntava il fisico slanciato e allenato di chi metteva spesso in moto il corpo.
Il volto leggermente affilato, ai cui lati spuntavano indomite due lunghe orecchie a punta, era circondato da una zazzera spettinata di color castano chiarissimo mentre gli occhi, della stessa tonalità dell'oceano profondo, illuminavano il suo viso come perle, intensificando ancor più i tratti delicati che lo contraddistinguevano.
La ragazza sorrise arrossendo appena; quello che aveva di fronte era Niccolò, un amico d'infanzia.
Il ragazzo entrava in quella cerchia di stranieri che spesso si vedevano in giro per la città, anche se lui non ne parlava mai.”
Oddio, gentleman non è proprio il termine che più gli s'addice ^_^ il suo carattere è tutt'altro che cordiale e educato.
Anzi, Niccolò è una testa calda. Spesso non ragiona ma è un amico fidato e per Ainwen darebbe la vita.
Il rapporto con la protagonista è particolare e in crescita continua. Anzi, precisiamo che anche il mio rapporto con lui è strano: lo adoro per la sua dedizione e per i suoi continui tentativi di sdrammatizzare anche una discesa all'inferno. Ma al tempo stesso mi fa impazzire proprio per questo suo carattere che, a volte, può apparire immaturo.
Insomma...è un personaggio strano XD
E prima di salutarvi vi lascio un altro estratto...ma in questo stralcio Niccolò non è solo :*
“ Accadde all'improvviso, senza che lei avesse quasi il tempo di accorgersene. Con una rapidità fulminea, Niccolò le s'avvicinò e posò le sue labbra su quelle di lei.
Dapprima dolcemente.
Poi, con rinnovato impeto, le prese la testa con una mano e la baciò con passione. La giovane avvertì nitida la durezza del muro di mattoni di una casa posarsi sulla schiena e il corpo di Niccolò premere sul suo.
Si lasciò andare, stringendo il ragazzo a sé mentre il sapore delle labbra di lui si imprimeva sulle sue.
Furono le dita del giovane, che dolcemente indugiavano sul suo corpo, scendendo sempre più giù, a risvegliarla da quello stato di strana ebbrezza.
Si separò di scatto con il cuore a mille, senza nemmeno avere il coraggio di guardarlo in volto.
Alle orecchie le arrivò chiara la voce di lui, leggermente ansante come era lei, ma soddisfatta: -Finalmente! - gli sentì dire.
Ainwen con due dita si sfiorò le labbra, indecisa sulle sue stesse emozioni. Doveva arrabbiarsi o esserne felice?
Fu la luce del tramonto, che le lanciò addosso un riverbero, a distrarla da quella confusione calda e piena di domande.
Fuori dalla calle s'apriva l'ultimo tratto che li avrebbe condotti fino alla riva.
Il globo della punta della Dogana, eretto dai Veneziani a monito per gli incauti navigatori, era illuminato dal tramonto e appariva loro come un sole nascente, sorretto dai due Atlanti e cavalcato dalla dea della Fortuna.
- Era qui che volevo portarti, Wen - disse il ragazzo da dietro le sue spalle. Gli occhi di lei erano inondati dal tramonto che, lento, scendeva e disegnava il profilo delle case dell'isola della Giudecca.
- Amo questo posto, da qui il tramonto è chiaro e così simile a quello della terra in cui sono nato... -
Ainwen spostò lo sguardo timidamente sul giovane: - La nostra terra è sempre quella che ci portiamo nel cuore - aggiunse. E lui a quelle parole sorrise debolmente, senza distogliere lo sguardo dal sole che sprofondava nelle acque.
- Come sempre hai ragione - le rispose: - Ma anche Venezia è la mia terra. La guardò e ridacchiando aggiunse: - Forse più acqua che terra.
La giovane annuì, ridendo a sua volta:
- Ciò che voglio dirti, Ainwen - riprese lui parlando seriamente per la prima volta in quella lunga giornata: - È che non conta da dove vieni... conta solo chi sei. Venezia ci ha accolto entrambi ed è come una madre per noi. -”



 
 
 
8) PRESENTAZIONE DELL'AUTRICE AURORA BALLARIN DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Buonasera Stelline, quest'ultima ora la vorrei usare per presentarvi altri due personaggi.
E LORO le presenterò insieme :)
Ieri sera la dolcissima Cristina Di Giuseppe ha accennato ad Elenie e Aline, giusto? Ecco, visto che sono state tirate in ballo, mi piacerebbe proprio parlarvi di loro :)
Partiamo subito con le presentazioni e per presentarvele lascio parlare due piccoli estratti :)
Elenie: "Una ragazza le s'avvicinò.
Il volto gentile, al cui centro spiccavano due raggi infuocati come un sole che non voleva mai spegnersi, era circondato da una lunga treccia dello stesso colore del grano maturo.
Si chiamava Elenie, ed era un enle.
Gli enle erano un antico popolo di maghi bianchi che vivevano in una remota zona alle pendici di una montagna ad est dell'Europa. Un gruppo abbastanza ristretto e chiuso, ma temuto da tutti perché i loro poteri, seppur dediti alla pace e all'equilibrio naturale, erano sconosciuti ai più.”
Aline: “ Ainwen proseguì, cercando di non incappare in qualche scontro, ma quando arrivò ai piedi del ponte, assolato già dal primo mattino, qualcuno le posò una mano sulla spalla.
Si voltò preoccupata: una ragazza le sorrideva vivacemente. Era alta e di corporatura un po' robusta, con lunghi capelli castani, quel giorno stretti in un'elaborata acconciatura. Occhi scuri come pozzi d'ombra e labbra rosee, atteggiate in un'espressione sicura.
- Buongiorno Aline - salutò Ainwen cercando di sorridere all'amica, che ricambiò con un accento lievemente marcato. Dialetto veneto.
Le due ragazze si erano conosciute tre anni prima, quando entrambe si erano iscritte alla stessa scuola e nel tempo, così come era stato con Elenie, anche con lei aveva instaurato un rapporto che somigliava più a quello tra sorelle che tra amiche.”
Queste due ragazze sono le migliori amiche di Ainwen (anche se il termine amiche è riduttivo perché loro considerano Wen come una sorella) e per lei metteranno tutto in gioco.
Ma perché ve le ho presentate insieme?
No, non voglio dare meno spazio a loro di quanto non ne abbia dato a Firion e Niccolò perché, in quanto ad importanza, si equivalgono.
Il punto è che...non posso presentare l'una senza l'altra.
Aline ed Elenie rappresentano forse la più grande e bella sfida che abbia affrontato perché raccontare il loro amore è stato stupendo ^_^
Perché il loro è AMORE vero...un amore che va oltre ogni barriera e pregiudizio. E cresce.
Nonostante l'epoca in cui vivono, loro dimostrano che insieme possono affrontare ogni ostacolo :)
Ma come sono nati questi due personaggi?
Alcuni mi chiedono se ho deciso io di crearle così...la risposta è NO!
Nelle bozze iniziali il loro rapporto era totalmente diverso ma, mano a mano che scrivevo era come se proprio loro mi dicessero “mamma, noi stiamo insieme. Ci amiamo”.
E così ho affrontato questa sfida con loro e sono nate le Aline ed Elenie presenti in “Rinascita di una dea”
“Elenie iniziò ad apporre qualche breve incantesimo di guarigione.
- Grazie, Aline. - le disse improvvisamente con un sorriso reso ancora più luminoso dall'incantesimo, - Ma cerca di stare più attenta; ho avuto paura quando ho visto che ti aveva ferita.
- Non è successo niente - ribatté Aline.
- Per fortuna! - esclamò la guaritrice, - Ma potevi farti male - ribatté a voce alta.
Aline posò lo sguardo sul capo dell'amica: il grano dei suoi capelli era irradiato di deboli riflessi azzurrini, merito della magia, e la sua fronte era corrucciata nello sforzo della magia.
Con la mano del braccio sano le accarezzò la guancia e a quel dolce tocco la maga rispose con un sorriso aperto.
Ma appena vide lo sguardo serio della ragazza che aveva davanti, l'espressione di Elenie mutò.
La guardò negli occhi: - Ti fa male? - ma Aline non rispose e le s'avvicinò lentamente.
I pozzi d'ombra degli occhi della compagna di viaggio sembrarono di colpo entrare nei suoi, quasi volessero fondersi ai raggi del sole al tramonto che irradiavano lo sguardo della giovane enle.
Aline s'avvicinò ancora di più, con sempre maggiore lentezza, studiando il volto della maga.
Lo sfolgorante splendore degli occhi, i capelli del naturale color del grano, la spruzzata quasi invisibile di efelidi che si trovavano qua e là poco sopra il naso lievemente all'insù e le labbra rosate e morbide. Tutto in quello che si trovava davanti a lei le era irresistibile.
Tentennò un istante appena, accostando le labbra a un soffio da quelle di Elenie e sentì su di sé l'alito dolce e caldo della donna.
Poi, dopo un tempo che parve interminabile, trovò finalmente il coraggio che forse da sempre cercava. Unì la bocca alla sua e la baciò.
Le labbra delle due ragazze si sfiorarono a lungo più e più volte accarezzandosi appena. A differenza di quando Elenie aveva baciato il braccio di Aline, non vi era più imbarazzo.
Per loro quel segno d'amore era la cosa più ricercata e naturale del mondo.”
 
 

 
 
9) PRESENTAZIONE DELL'AUTRICE AURORA BALLARIN DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Stelline, siamo arrivate alla fine <3 (insomma...ho finito di rompervi XD )
Non so come ringraziarvi per l'entusiasmo con cui mi avete seguito in questi tre giorni <3 siete fantastici!
E per quest'ultimo post vorrei farvi ascoltare una canzone che mi ha accompagnata per gran parte della stesura e soprattutto, vorrei lasciar parlare i lettori.
Vi copio qui sotto la recensione che Miriam ha scritto sul suo bellissimo blog dopo aver letto "Rinascita di una dea" (quando l'ho letta la prima volta stavo per mettermi a piangere <3 )
Puoi fuggire dalla verità, ma prima o poi torna a cercarti; puoi fingere di essere qualcun altro ma non puoi cancellare davvero chi sei.
Ainwen non ha scelto di scappare e nemmeno di dimenticare le proprie origini, altri hanno dovuto agire per lei strappandola dalla sua realtà quando era ancora in fasce, affinché potesse essere al sicuro e prepararsi ad andare incontro al suo destino. Cresciuta a Venezia, come figlia dell’ammiraglio Carnelio, Ainwen non ha mai sospettato di appartenere a un’altra dimensione, benché i sogni, da lungo tempo, le raccontino una storia di guerra e sofferenza, di odio e amore, offrendole immagini che dovrebbero essere sconosciute ai suoi occhi. Come fossero conchiglie trasportate dalle onde, ricordi che non le appartengono (o forse sì?) rimangono adagiati ogni notte sulla riva del suo mondo onirico, recano i suoni di un’antica battaglia e sussurrano sempre lo stesso nome: Urwen.
La bimba diviene una giovane donna imparando a convivere con le sue stranezze, senza lasciarsi condizionare né porsi troppe domande fino a che un nuovo insegnante, Barahir, non approda nella sua scuola. Con il suo arrivo, le visioni cominciano misteriosamente a intensificarsi facendo maturare nella ragazza il bisogno di fare chiarezza.
La ricerca della verità coinciderà con la scoperta di un nuovo universo. Ben presto Ainwen si ritroverà catapultata nel Regno di Virvel, elfa tra gli elfi, in una realtà densa di pericoli e sortilegi. Una realtà che, a dispetto delle apparenze, non ha nulla di fiabesco e richiede tutto il coraggio possibile per poter essere affrontata.
È un epic fantasy corposo quanto ambizioso questo di Aurora Balarin, un romanzo che a suon di spada, magia e antiche profezie introduce una saga che ha tutte le carte in regola per conquistare gli appassionati del genere. Tra le sue pagine potrete respirare il terrore scatenato da una guerra cruenta e secolare, percepire la forza magica degli elementi, assaporare il fascino delle antiche leggende e udire il battito del cuore tempestato da mille emozioni. Se la trama, complessa e avventurosa, ingloba le componenti tipiche della tradizione, la particolarissima cornice narrativa scelta dall’autrice, introduce un piacevole tocco di novità. Per l’occasione, la reale Venezia ottocentesca si tinge di magia mostrandoci un volto inedito al cui fascino è impossibile resistere. Alternandosi agli scenari più fantasiosi di Virvel, diviene sfondo d’eccezione per una storia che si muove in perfetto equilibrio tra azione e sentimento fornendo al lettore l’impressione di compiere un lunghissimo, mirabolante viaggio.
Come in ogni high fantasy che si rispetti, la lotta tra bene e male è al centro della scena, tuttavia l’autrice non traccia una netta linea di demarcazione tra l’uno e l’altro, privilegiando l’umanità dei suoi personaggi.
Ainwen è un’eroina con la E maiuscola, ma è anche un’eroina per caso, una ragazza giovane e non scevra da fragilità, costretta a fare i conti con un fardello che, a più riprese, minaccia di schiacciarla. Temeraria, saggia più di quanto la sua giovinezza potrebbe permettere (ma c’è una spiegazione per questo), incarna il bene per eccellenza, quello che non conosce ostacoli e che non si lascia intaccare dall’egoismo. Nonostante ciò non è immune ai momenti di debolezza e non è sempre infallibile.
Ambiguo è l’antagonista Firion, votato a impersonare il ruolo del cattivo eppure capace di insinuare un dubbio sottopelle in chi legge. Sarà davvero ciò che sembra o nasconde qualcosa dietro all’apparenza che, al momento opportuno, potrà sconvolgere le regole del gioco?
A rendere ancor più torbide le acque, contribuisce Morwen, la sua oscura alleata. Di tutti, sicuramente, il personaggio più enigmatico e sfuggente.
Altrettanto sfaccettati e ben caratterizzati risultano anche i numerosissimi personaggi che affiancano i protagonisti e che, con la loro presenza, sapranno arricchire il plot di sentimenti quale l’amore – inteso nelle sue molteplici accezioni − e l’amicizia.
Particolarmente interessante e per nulla scontata è poi la particolare interpretazione del concetto di libero arbitrio che attraversa l’intera opera.
Il destino incombe dalla prima all’ultima pagina, è lì come una forza che tutto sovrasta e alla quale non ci si può opporre, ma allo stesso tempo non coincide con una storia già scritta che si impone a dei soggetti impotenti. I percorsi principali sono tracciati, ma i singoli individui sono costantemente posti di fronte a dei bivi e chiamati a scegliere la direzione da seguire. Il fato si configura così come un racconto scritto a più mani, in cui ogni individuo conta ed è responsabile delle proprie scelte.
Una visione questa, che personalmente sento di condividere e che, penso trasmetta un messaggio profondo, in grado di infondere senso di responsabilità e speranza allo stesso tempo. “C’è sempre una scelta”, implica infatti che nulla mai è perduto ma che una decisione presa o rinviata può fare la differenza.
L’epilogo, come si può facilmente prevedere, lascia molte domande in sospeso ma per questo non c’è problema. Il secondo capitolo della serie è già edito, per cui non sarà necessario costringersi a lunghe attese per godersi il seguito

http://il-flauto-di-pan.blogspot.it/2014/08/recensione-rinascita-di-una-dea.html

 
 
 
 
 
 


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